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In fondo è abbastanza semplice.   Andiamo su internet  pochi clic e il libro che desideriamo è nostro. Uguale a quello che avremmo trovato nelle Librerie.

 

 

Anzi, proprio quello che c’era in libreria e che però online costava un po’ di meno – perché se amate i libri le promozioni delle grandi case editrici sono sempre in agguato, pronte a sedurre, e ad attuare quel meccanismo che in pochi giorni vi fa arrivare a casa proprio quel libro che desideravate e che magari andrà a impilarsi con tutti gli altri, in attesa di essere letti.

Ma allora le librerie non servono più? Le librerie intendo, non quei supermercati del libro dove spesso i commessi (che non si possono definire librai) non sanno nulla e si affidano al pc per scovare quel titolo richiesto. Ricordo che qualche anno fa una signora molto scortese mi fece un colloquio per un ruolo di commesso-libri in uno di questi grandi marchi.

Mi pose tante domande, ma neanche una riguardo il mio rapporto con i libri. Un’altra volta provai a diventare un commesso di quella catena libraria che obbliga ad acquistare libri ogni due-tre mesi. Mi si presentò un perfetto derivato di quell’Ennio D. che tracciava un cerchio con un bastone – immagino abbiate capito di che banca sto parlando, Crozza faceva di costui una parodia molto divertente.

Ovviamente nessuna domanda sulle mie passioni librarie, ma la raccomandazione di radermi e presentarmi meglio a un colloquio (peccato che la barba me la stessi facendo crescere, era il momento in cui il look hipster andava per la maggiore e provavo a giocarmela anche io).

Il mio rapporto con i libri – feticistico ed esaltante – è mediato dalle librerie. Fra poco finirò di scrivere e mi catapulterò in libreria. Una libreria, piccola, grande, media è il luogo dove riesco a rilassarmi meglio – insieme all’Iper di Seriate: una passeggiata fra libri e riviste, un’occhiatina alla gastronomia, una ai giocattoli ed il relax è raggiunto (sì, lo so che c’è qualcosa che non va in tutto questo, ma se è rilassante, io che ci posso fare?). Dicevo che una libreria è il luogo dove riesco a rilassarmi meglio.

Perché le librerie sono rilassanti. Vi chiedono di non avere fretta e di prendervi del tempo. Custodiscono calma e silenzio. La maggior parte delle volte hanno vetrine straordinarie. Quelle pensate con pubblicazioni raffinate; quelle che espongono un bendidio di libri vintage (risparmio + titolo allettante è una prospettiva a cui fatico a resistere, lo so che non si fa: è come la carne e poi il formaggio)

Quelle con i titoli del momento che, tranne in alcuni casi, sono un’occasione per fare una faccia schifata ed entrare subito (l’ossessione per i libri e lo snobismo sono parenti stretti). Quando viaggio, una delle prime cose che faccio è andare in libreria. A Firenze ce n’è una enorme, piena di roba nuova e usata, e tantissimi dischi – c’è qualcuno a Firenze che scarica la propria mercanzia brasiliana lì (Veloso, Gil etc.), chissà come mai.

E una piccola, ma piena di robe, in cui trovai le “Centurie” di Manganelli (Adelphi non lo aveva ancora rieditato). A Parigi, oltre alla mitologica Shakespeare & Co., c’è una catena di libri e dischi nuovi e usati che mi fa impazzire: si chiama Gibert Joseph e diverse volte ci ho visto la fila ad entrare quando al mattino presto stava per aprire (come in Italia, no? La patria del Netlix della cultura).